Accusata di spionaggio: giornalista condanna in Iran ad 8 anni di carcere Ahamadinejad: “In Iran la magistratura è indipendente”

Saberi

Si chiama Roxana Saberi la giornalista-scrittrice arrestata il 31 gennaio 2009 a Teheran e tutt’ora detenuta nel carcere di Evin; la donna è accusata dalla Magistratura iraniana di spionaggio a favore degli Stati Uniti, accusa che secondo il padre, Reza Saberi, sarebbe del tutto infondata: lo stesso denuncia infatti che il processo sia avvenuto interamente a porte chiuse e che le prove contro di lei non siano state rese note. L’uomo afferma che la confessione della Saberi sarebbe stata estorta dalle autorità di polizia con la promessa di una rapida liberazione; invece la donna si trova ancora in carcere ed il 18 aprile 2009 è stata ufficialmente condannata ad 8 anni di reclusione per l’accusa di spionaggio: l’avvocato difensore della donna, Absolsamad Khorramshahi, ha formalizzato ufficialmente il ricorso in appello ed ora attendono la data della prossima udienza.

Il presidente americano Barak Obama e la Clinton premono affinché la donna sia liberata senza condizioni; anche se le loro parole sembrano inascoltate, la concessione della revisione del processo sembra essere un primo positivo passo contro un processo definito “iniquo”. Il presidente Ahmadinejad ha chiesto formalmente al capo della Magistratura, l’ayatollah Ministro della Giustizia Sharoudi, che alla Saperi vengano garantiti tutti i diritti di difesa e quest’ultimo ha garantito un processo “rapido ed equo”.

La donna, di origini iraniano-statunitense, è una giornalista free–lance che in passato ha lavorato per la BBC, la NPR (Associazione Nazionale Stampa fotografi) e la Fox News; il motivo ufficiale dell’arresto era stato infatti il mancato rinnovo del tesserino giornalistico -  il documento era stato revocato nel 2006, e le autorità affermano che il suo lavoro sia avvenuto illegalmente – ma la condanna ad per spionaggio sembra dimostrare che ci sono ben altri motivi per trattenere la donna: la vicepresidente di Amnesty Asia, Hassiba Hadj Sahroui, afferma infatti che la Saberi sarebbe “solo una pedina degli sviluppi politici in corso fra Iran ed Usa”, “un ostaggio della tensione nei rapporti fra Usa ed Ahmadinejad” e che le autorità stiano cercando motivazioni sempre diverse per trattenerla in medio oriente – l’accusa iniziale era quella di non essere più in possesso del tesserino giornalistici, poi mutata in spionaggio.

L’avvocato della Saberi sarà probabilmente affiancato nella difesa della giovane da Shirin Ebadi, ex magistrato costretto dalle autorità a rinunciare al suo lavoro poichè in quanto donna non era ritenuto legittimo che giudicasse altri uomini. la Ebadi ha ricevuto nel 2003 il Premio Nobel per la Pace per “il suo impegno nei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini” ed ora combatte in prima linea con la sua associazione per i diritti umani in Iran.

7 maggio ‘09. Natalizio Melissa

Processi del Presidente del Consiglio Berlusconi

Purtroppo l’Italia continua dimostrarsi consapevolmente al di fuori dell’etica politica e dei valori istituzionali e costituzionali che ne reggono la legittimità: non solo il nostro Parlamento accoglie senza alcuno scandalo condannati ed indagati per i più svariati e variegati crimini ma lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oltre ai ben noti conflitti di interesse con la carica che detiene, è stato protagonista di numerosi processi di natura molto grave;  è stato infatti dichiarato più volte colpevole delle sue numerose imputazioni  ma a causa della prescrizione,  della concessione di amnistie e soprattutto grazie alle leggi ad personam create da lui stesso al momento giusto, la certezza della pena nei suoi confronti non è mai stata assolutamente eseguita. Poiché riguardo ai fatti concreti si è creata molta confusione fra chi lo dichiara mai condannato e chi invece lo definisce colpevole, riportiamo qui una lista delle accuse e dei processi a cui Silvio Berlusconi ha preso parte come imputato e l’esito motivato delle sentenze.

Riteniamo infatti che sia doveroso informare realmente e correttamente chi lo desidera poiché la consapevolezza è la condizione necessaria non solo per una civiltà democratica  ma anche per una libera ed incondizionata valutazione obiettiva della situazione politica in cui il nostro Stato si trova attualmente. Chi governa ha un obbligo morale che deriva da un giuramento allo Stato e chi si è macchiato per primo di atteggiamenti illegali e proibiti dalla legge non ha il diritto di decidere della vita di un popolo: egli stesso porta infatti su di se un negativo esempio di comportamento ed uno Stato democratico non può essere rappresentato da un delinquente.

Traffico di droga

Nel 1983 la Guardia di finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo...». L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.

Falsa testimonianza sulla P2

La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale arriva nel 1990: la Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel settembre 1988, infatti, in un processo per diffamazione da lui intentato contro alcuni giornalisti, Berlusconi aveva dichiarato al giudice:”Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco anteriore allo scandalo”. Per questa dichiarazione Berlusconi viene processato per falsa testimonianza. Il dibattimento si conclude nel 1990: Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il reato è estinto per l’intervenuta amnistia del 1989.

Tangenti alla Guardia di finanza

Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù). In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l’assoluzione è concessa con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). La Cassazione, nell’ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone (dunque le tangenti sono state pagate), ma assolve Berlusconi per non aver commesso il fatto, seppur richiamando l’insufficienza di prove.

Tangenti a Craxi (All Iberian 1)

Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi (Ë la più grande tangente mai pagata a un singolo uomo politico in Italia), passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la prescrizione del reato. La Cassazione conferma.

Falso in bilancio (All Iberian 2)

Berlusconi è stato indagato (anche sulla base di una voluminosa consulenza fornita dalla Kpmg) per la rete di 64 società e conti off shore del gruppo Fininvest (Fininvest Group B) che, secondo l’accusa, ha finanziato operazioni “riservate” (ha scalato societý quotate in Borsa, come Standa e Rinascente, senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici, come la stecca record di 21 miliardi di lire data a Craxi attraverso la societý All Iberian). La rete occulta della Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire.

Per questo Berlusconi è stato chiamato a rispondere di falso in bilancio. Ma nel 2002 ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato (erano 7 anni, aumentabili fino a 15; sono diventati 4). CosÏ il giudice per le indagini preliminari nel febbraio 2003 ha chiuso l’inchiesta: negando l’assoluzione, poichè Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri) non possono dirsi innocenti; ma decidendo di prosciogliere tutti i 25 imputati, poichè il tempo per il processo, secondo la nuova legge, è scaduto. La procura ricorre in Cassazione, che all’inizio di luglio 2003 applica per la prima volta il “lodo Maccanico”, decidendo la sospensione del processo per Berlusconi.

Caso Lentini

Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento di primo grado si è concluso con la dichiarazione che il reato è prescritto, grazie alla nuova legge di Berlusconi sul falso in bilancio.

Medusa cinematografica

Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.

Terreni di Macherio

Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l’assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l’amnistia.

Lodo Mondadori

Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il giudice dell’udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l‘archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; concesse le attenuanti generiche, il reato dunque è prescritto, poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 5 anni. Il giudice ha disposto che restino sotto processo i suoi coimputati Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e Vittorio Metta.

Toghe sporche-Sme

Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso (con condanne per Previti e Squillante) a Milano, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell’ottobre 2002.

Un’altra legge, il “lodo Maccanico”, votata con urgenza nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante e assolto per il resto, ma con il richiamo all’insufficienza di prove.

Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest

Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.

Tangenti fiscali sulle pay-tv

Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.

Stragi del 1992-1993

Le procure di Caltanissetta e Firenze, indagano da molti anni sui «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull’eventuale ruolo che Berlusconi e Marcello Dell’Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni nel 1998 (Firenze) e nel 2002 (Caltanissetta). Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti e i decreti d’archiviazione hanno parole pesanti nei confronti degli ambienti Fininvest.

Mafia

La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi per mafia: concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 l’indagine è stata archiviata per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. Indizi sui rapporti di Berlusconi e Dell’Utri con uomini di Cosa nostra continuano a essere segnalati in molte sentenze. Dell’Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e questo getta ombre pesantissime su Berlusconi, che sarebbe stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.

Telecinco in Spagna

Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell’emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle leggi antimonopolio. Sono ora in attesa di giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Il giudice Garzon ha chiesto di processare Berlusconi in Italia o di poterlo processare in Spagna. Di fatto, il processo è sospeso.

N.M.

Incostituzionalità

Tabucchi in collegamento con “Annozero” 05/02/2009

http://www.youtube.com/watch?v=EgkpX4mZi6s

“La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunismo chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto”

M.L.King

Ma qualcosa è cambiato?

Ovviamente no: 22 giorni di combattimenti e distruzione, almeno 1330 morti in più: ecco cosa è cambiato. Eppure tutto ciò si poteva evitare in nome non solo di una morale di rifiuto per la violenza, ma soprattutto di quella parolina che usiamo tanto spesso oggi e che accostiamo così volentieri a noi: la civiltà moderna.  Appare infatti assurdo, o almeno dovrebbe ad ogni individuo dotato di buon senso, che nel 2009, in un contesto sociale avanzato e diplomatico, si ricorra alla guerra per affrontare le questioni statali. La pace non è ideale ma buon senso pratico: confondere questi due termini vuol dire essere consapevoli di avere torto o cercare una giustificazione alle proprie azioni.

Questa conflitto sproporzionato porterà conseguenze concrete molto gravi; un enorme numero di civili palestinesi e morto sotto le bombe di un paese culturalmente occidentale: il mondo fondamentalista, islamico e non solo, verrà caricato solo di desiderio di vendetta ed odio in potenza, con gli effetti che possiamo immaginare. È una guerra, o meglio un massacro, molto più grave di ciò che può apparire perché creerà molta tensione senza risolvere la situazione: pura violenza che ne porterà altra.

Lo sbaglio è nell’atteggiamento che viene  utilizzando a livello mediatico e comunicativo: la televisione è principalmente incentrata su pareri filo-israeliani senza far parlare i palestinesi. Purtroppo il controllo statale dei canali di informazione tende a diffondere notizie imparziali ed incomplete, se non addirittura appositamente distorte, col fine di trovare appoggio del popolo verso le proprie azioni: l’Italia è un esempio palese di disinformazione e l’eccessiva aggressione verso la trasmissione di Michele Santoro ne è un esempio; la sua sola colpa è stata unicamente quella di non considerare terroristi tutti i palestinesi e di dar voce a quelli di loro che sostengono la pace, in nome dell’informazione bipartisan ed in un contesto in cui quelli che muoiono non trovano modo di esprimersi. Tutta la politica, e di conseguenza il giornalismo perbenista, di fronte a questo equo atteggiamento di coerenza giornalistica, ha gridato allo scandalo e alla vergogna. Ma in questo strano paese la parola “scandalo” è usata in modo alquanto originale.  La politica rischia di porre l’attenzione sui dati anziché sulle vite umane distrutte: eppure come si può distinguere o dar ragione all’uno o all’altro se il risultato di ciò che viene fatto è identico? L’uno porta morte, l’altro porta morte. Non si può dire che Israele sostiene la pace poiché in quattro settimane ha ucciso con una violenza sproporzionata più di mille persone; in questo modo si sostiene questa violenza e la si giustifica, si giustifica la morte dell’uno piuttosto che quella dell’altro con scuse politiche. Lo sbaglio è di entrambi: punto. Ed il compito di ogni uomo nei confronti della propria intelligenza è quello di sostenere la pace, senza bandiere.

Natalizio Melissa

questo è sangue palestinese o israeliano?

Gaza:qualcuno vuole davvero la pace?

La situazione in medioriente è sempre più critica ed in pochi giorni lo scontro fra Israele e Hamas ha portato alla morte di oltre 300 persone, la maggior parte dei quali civili: i soldati morti sono infatti solo una parte; come sempre chi paga le conseguenze peggiori è chi probabilmente auspica la pace e non ha cibo né i mezzi per sopravvivere. Le bombe piovono su Gaza senza interruzioni e addirittura Israele annuncia, mentre l’operazione di terra è già iniziata, che questo è solo l’inizio di un’operazione che andrà fino in fondo; intanto i palestinesi continuano a lanciare razzi sul territorio “nemico”. In questa guerra però non ci sono buoni né cattivi, non c’è una parte che ha ragione ed una che ha torto: la guerra non ha mai ragione e dimostra solo ignoranza e questioni di principio. Purtroppo la cosiddetta “burocrazia” non sembra aver troppo interesse affinché questa sanguinosa lotta abbia termine; i vari stati infatti , invece di unirsi in una collaborazione forte, fanno di tutto proprio per dividersi e separare bene le parti fra chi è alleato di uno e chi lo è dell’altro: un clima che contribuisce solo ad allontanare la possibilità di un’intesa forte contro questo conflitto.
Forse invece delle parole occorrono più fatti, invece delle chiacchiere occorre più azione effettiva. Coloro che ci rappresentano (chi più chi meno) non fanno abbastanza e questo è sotto gli occhi di tutti: occorre semplicemente dire di no alla guerra ed al sangue.
Natalizio Melissa

“Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà”

E.Biagi

8Xmille: il diritto di scegliere consapevolmente

Quello che tutti vedono sono le toccanti e commoventi campagne pubblicitarie in cui padri  abbracciano bimbi dello Zimbaowe e  raccolgono poveri per le strade tenendoli amorevolmente per la mano: fin qui, niente di male, anzi, sono una conferma che la Chiesa ha ancora qualcosa di originario ed altruista al di là della burocrazia religiosa.

Il problema, quello che “non si vede”,  è che nelle famose pubblicità, puntualmente inviate in tutte le emittenti allo scoccare della dichiarazione dei redditi, non c’è tutta la verità ma una realtà parziale ed univoca che nessuno, Istituzioni o ecclesiastici, si sente evidentemente in dovere di specificare e completare.

La parte di denaro detratto dall’”8Xmille” che va effettivamente a destinazione di opere di carità ed umanitarie conta infatti solo il 20% dell’intera somma devoluta ogni anno alla Chiesa Cattolica, mentre la restante percentuale (l’80%) e devoluta rispettivamente per il 34% al “sostentamento del clero” e per il 46% ad “esigenze di culto”.

Gli ultimi dati  ufficiali mostrano che l’ammontare della cifra devoluta alla Chiesa Cattolica dai contribuenti è di circa 1 miliardo di euro.

Non tutti conoscono il metodo di distribuzione dei fondi di chi non esprime una preferenza sulla destinazione dell’8%o del suo reddito, che vengono divisi in modo proporzionale fra Stato, Chiesa ed altri enti religiosi secondo l’esito percentuale di quanti hanno invece espresso una preferenza: se chi ha donato la sua parte alla Chiesa ammonta all’80% del totale, allora l’80% del totale di chi non si è espresso va alla Chiesa. Esattamente ciò che è avvenuto. Il metodo, di per sé democratico, non lo è più se si considera che molti non lo conoscono e che pensano che il loro donativo non espresso finisca genericamente allo Stato: questi dati sono pubblici ma evidentemente le pubblicità televisive appaiono tanto convincenti da togliere ogni dubbio e da non esiger chiarimenti. Tutti zitti.

Ma ciò che scandalizza (chi, ovviamente, ne è informato,) è l’ammontare complessivo di finanziamenti statali alla Chiesa che si aggiungono al suddetto milione di euro, e che vengono (anch’essi) dalle nostre tasche:

(2004)

478 milioni di euro per stipendi insegnanti di religione

258 milioni per finanziamenti delle scuole cattoliche

44 milioni per le 5 università cattoliche

25 milioni servizi idrici Città del Vaticano

20 milioni per Campus universitario dell’Opus Dei

19 milioni per l’assunzione in ruolo insegnanti religione

18 per buoni scuola studenti scuole cattoliche

  9 per fondo sociale dei dipendenti del Vaticano e dei loro familiari

  9 per ristrutturazione edifici religiosi

8 per stipendi dei cappellani militari

7 per fondo di previdenza del clero

5 per Ospedale di Padre Pio a San G.Rotondo

2,5 milioni per finanziamento degli oratori

2 per costruzione edifici di culto etc…..

 

Una cifra che fa impennare le entrate fiscali del Vaticano a circa 3 miliardi di euro annui. Ma non è ancora finita, perché bisogna aggiungere che la Chiesa gode di un’ esenzione fiscale calcolata in circa 6 miliardi di euro (59.000 enti ecclesiastici), oltre a possedere circa 90.000 immobili del valore di 30 miliardi esenti da imposte (sui fabbricati, su reddito persone giuridiche, su compravendita e sull’IVA). Il totale di denaro ricevuto è in totale di circa 9 miliardi di euro.

P. Odifreddi, con il suo libro “Perché non possiamo essere cristiani?”, che si appoggi o meno la sua teoria, mostra questi dati finanziari sconcertanti ma reali, che tutti dovrebbero conoscere consapevolmente prima di fare la loro scelta. La conclusione infatti è scandalosa: ben il 45% della Finanziaria 2006 (20 miliardi in totale) è finita nelle casse vaticane, col risultato che mentre la Chiesa riceve soldi e privilegi i cittadini vedono raddoppiare le tasse a loro carico.

                                                                                    Melissa n.

Federalismo Fiscale: come la Lega si sta togliendo una soddisfazione

“Una riforma storica”, l’ha definita Giulio Tremonti nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Su questa materia – ha spiegato – c’è un consenso generale, tra le istituzioni più alte della repubblica, tra i governi locali, tra le forza politiche”. Si tratta comunque di “un cammino che viene da lontano, dal primo governo Berlusconi. Storicamente, 14 anni sono un tempo breve”. Poi il ministro dell’Economia ha aggiunto che “fare il federalismo fiscale, data la Costituzione vigente, era un obbligo”; e il fatto che ancora non ci fosse “non era solo una lacuna, era un vulnus rispetto allo schema costituzionale”.             (Repubblica.it 4 ottobre ’08)

 

Sono queste le parole del nostro Ministro. Fatalmente scandalose, se non fosse che la Lega, ormai, non scandalizza più nessuno.

È un piano che per la maggioranza risolverà molti problemi legati ai finanziamenti delle Regioni,  impedendo che una quantità incontrollata di denaro pubblico regolarmente addotto dai cittadini finisca nelle mani di un meridione- spugna assetato di soldi. Questa Riforma, a parere compatto del partito di maggioranza, dovrebbe ridurre il finanziamento illecito di Mafia & Co. (anche se offrire poteri d’azione amplificati  ai sindaci delle città sembra improntato ad effetti decisamente opposti proprio al sud).

Eh si, l’Italia è cambiata – ancora una volta, in peggio. Sembrano lontani i tempi in cui quei “manigoldi” della Lega attentavano la Costituzione con folkroristici e coloriti discorsi secessionisti,  con grande scandalo di qualsiasi cittadino con un minimo di orgoglio nazionale (seppure in Italia, si sa, si dosi col contagocce).

È lontana l’epoca in cui il focoso Bossi dichiara l’indipendenza della “Padania” in uno dei suoi pittoreschi slanci (15 settembre ’96 a Venezia). Questo compatto partito (compatto anche nelle denunce per diffamazione alla bandiera, e non solo) ne ha fatti di passi avanti: da accusatore di Berlusconi si è fatto suo migliore amico, tanto che quest’ultimo fa di tutto per accontentarne i capricci prima di risolvere i nostri problemi veri -troppi per elencarli.  Cosa importa se gli italiani devono fare la spesa con la calcolatrice in mano: almeno Bossi, La Russa e Maroni sono finalmente contenti.

A quanto si dice “La” Riforma sarà una manovra che faciliterà la guerra alle cosche sanguisughe  sul territorio (ovviamente si fa finta che il nord non c’entri niente): vedremo il risultato e valuteremo in futuro, visto che fino al 2015 non sarà applicata. Di certo sappiamo solo che non si è parlato ancora di cifre ma solo di un ipotetico risparmio; insomma tanta teoria. E basta.

Solo un appunto finale : ricordiamo le vecchie parole di Miglio , confermate da Cannella, entrambi della Lega, secondo i quali la mafia andrebbe “istituzionalizzata” perché riflette una tradizione storica del sud e non si può cancellare. Certo, la tradizione borbonica, mi sento di aggiungere.

 

 

                                                                                    Melissa N.

” La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi “

-   Indro Montanelli  -

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