“Che importa se abbiamo molti corpi? L’anima è una sola. La rifrazione moltiplica i raggi del sole, ma la sorgente è la stessa” (Gandhi)

Il muro della morte

Il cammino per la pace inizia dai più puri: non sporchiamoli

é così difficile?

Nuova strage di civili in Afghanistan E Obama cambia strategia: “La sconfitta di Al-Quaeda è un obiettivo comune” Il presidente USA supera i dubbi sulla dirigenza afghana per rinforzare la guerra al terrorismo

Aerei statunitensi bombardano le abitazioni. La notizia è giunta il 6 maggio scorso, mentre il presidente afghano Karzai e quello pakistano si trovavano a Washington per un vertice con il presidente americano Barak Obama per discutere della tesa situazione di conflitto in cui versano i due stati medio orientali.

Alcune zone abitate della provincia di Fatah, nell’ovest dell’Afghanistan, erano state prese di mira dagli aerei militari USA perché ritenuti luoghi di rifugio delle milizie combattenti – come sostiene il governatore Rohul Amin; al momento dell’attacco però i miliziani avevano già abbandonato le abitazioni e vi si erano rifugiati i civili. “Stavano cercando riparo nelle case quando sono stati colpiti”, afferma Jessica Barry, portavoce della croce rossa.

Strage di civili. “Nel villaggio di Gerani ci risultano 92 morti, 55 in quello di Ganjabad. La maggior parte delle donne, quasi tutte donne e bambini, sono state sepolte in fosse comuni ed i due villaggi sono quasi completamente rasi al suolo. “Ho consegnato la lista con i 147 nomi agli investigatori giunti da Kabul” afferma Abdoul Khowa, membro del consiglio provinciale di Farah, messo a capo della squadra investigativa governativa.

Elisabeth Mathias, portavoce delle forze USA in Afghanistan sostiene che a loro “risulta che le cifre circondate nelle ultime ore sono estremamente esagerate” mentre Gregh Jiulian, colonnello e responsabile dell’ufficio stampa dell’esercito USA sostiene che “non si può ancora dire se le vittime siano state uccise dal bombardamento aereo o dai talebani”.

Le stragi di civili in Afghanistan, dunque, continuano sia da parte dei soldati americani che delle milizie armate. Un massacro senza fine che fa aumentare di giorno in giorno la lunga lista delle vittime di guerra.

“Nuova” strategia. Proprio a causa di questa situazione, nel maggio scorso, il presidente americano ha annunciato l’inizio di una nuova strategia in Afghanistan atta a riportare l’ordine civile nelle province afghane e impostata similmente a quella attuata in Iraq: le truppe, circa 4.000, dovrebbero giungere nel giugno prossimo nel paese ed unirsi all’esercito del governo per collaborare in modo più efficace contro le milizie armate talebane: l’azione dei due eserciti prevede l’individuazione delle zone sotto il controllo diretto di Al-Quaeda ed il loro attacco diretto e circoscritto.

Un improvviso cambio di rotta, dal momento che la presidenza americana aveva precedentemente fatto comprendere l’auspicio ad un cambio di classe dirigente in Afghanistan, confidando nella collaborazione da sempre forte con Karzai; il presidente afghano in effetti detiene il potere quasi esclusivamente nella provincia di Kabul mentre il Parlamento, come spesso denunciato da altri deputati democratici, è composto quasi interamente dai signori della guerra e dai capi dei trafficanti di oppio che finanziano le milizie talebane. Lo stesso fratello del presidente Karzai è accusato di essere uno  dei più importanti narcotrafficanti del paese.
Ma la nuova preoccupante ondata di tensione interna e violenta ha mutato l’atteggiamento statunitense, che ha deciso di sormontare le esigenze di pulizia delle istituzioni per dare nuova stabilità al paese del medio oriente.

Obama sosterrà infatti Karzai – e Kardari per il Pakistan – nelle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 20 agosto prossimo, chiedendo in cambio un forte e concreto impulso politico contro la corruzione dei ceti dirigenti del paese: così Karzai ha presentato nuovamente il suo nome nella lista dei candidati alle elezioni, che conta 44 nomi e che verrà pubblicata ufficialmente il 12 giugno dalla commissione elettorale.

Il presidente afghano ha, fra i suoi appoggi elettorali, il nome di Fhaim, ex signore della guerra, e quelli di altri note personalità appartenenti alle stesse fazioni e denunciati dalla debole fazione democratica del parlamento del paese.

(15 maggio 2009) Melissa Natalizio

karzai

Obama-Netanyhau: rimane aperta la questione dei Territori

Niente di fatto ma si prosegue per un accordo
Intanto si intravede un possibile accordo fra Fatah e Hamas per un governo unitario

Da una parte l’Occidente, dall’altra il Medio Oriente: finalmente l’interesse per la questione palestinese sembra farsi di nuovo vivo dopo anni di trattative in concluse.

USA: due stati per due popoli. Quel che è certo è che l’insediamento di Barak Obama ha riportato la questione araba in primo piano con intenzioni decisamente più concrete, nette ed obiettive ma soprattutto volte alla creazione di una pace duratura che dia stabilità politica anche e soprattutto ai palestinesi dei Territori.
Il presidente USA sostiene infatti che l’unico modo di portare la pace fra palestinesi ed israeliani sia la creazione di “2 stati per 2 popoli”: è ciò che ha ribadito lo stesso durante il vertice del 18 maggio scorso nell’incontro a Washington con il leader israeliano Netanyahu, il quale però si è dimostrato meno propenso verso posizioni così progressiste; quest’ultimo infatti, nonostante abbia ultimamente dichiarato un grosso interesse per la causa palestinese – “è la missione della mia vita”, ha affermato al giornale Maariv – sembra più cauto nella sua apertura: seppure si dichiari favorevole al dialogo per un’intesa di pace, ha dichiarato la sua intenzione di concedere, al massimo, un autogoverno, previa, naturalmente, il riconoscimento di Israele da parte di Hamas.

Obama ha chiesto inoltre che vengano bloccati gli insediamenti dei coloni nei Territori e che siano garantiti gli aiuti umanitari alla popolazione civile palestinese, che versa in condizioni insostenibili e sempre peggiori; nonostante le intenzioni di dialogo infatti Israele continua ad ignorare i richiami dell’ONU sui soprusi verso al popolo di Gaza, primo fra tutti la continua invasione e costruzione di da parte dei coloni, le cui terre andranno automaticamente ad annettersi ad Israele.

Sembra molta anche la preoccupazione sulla questione nucleare iraniana riguardo alla quale, afferma Israele, si devono porre “posizioni chiare”, opinione sostenuta anche da Ross, inviato USA in Iran. Tutto ciò avviene infatti proprio alla vigilia del test del nuovo missile nucleare a media gittata da parte iraniana ed a poche settimane dalle elezioni presidenziali del 12 giugno: per il governo israeliano la questione del nucleare in Iran è infatti fondamentale per gli accordi diplomativi con gli Stati Uniti, hai quali ha ribadito la necessità di un sostegno effettivo.

Oriente. Anche in Egitto intanto si lavora per la pace. E con intenzioni che sembrano più decise già a cominciare dalla data: è infatti fissato per il 7 giugno prossimo l’incontro fra Fatah e Hamas, vertice che potrebbe divenire storico in vista di un accordo che porrebbe fine alla divisione interna del governo palestinese: le due fazioni hanno infatti accolto la proposta di unire le proprie forze in vista di uno stesso obbiettivo comune, a cominciare dalle truppe militari che andranno a formare un’unica milizia fino al 2010, fata entro la quale si svolgeranno le elezioni.

Mediazione egiziana. Il vero protagonista della mediazione è Omar Suleiman, capo dei servizi segreti egiziani divenuto ormai personaggio di spicco in Egitto e che, naturalmente, agisce anche per interesse verso il proprio paese: in caso di successo infatti lo stato egiziano acquisterebbe non solo un posto in prima fila al merito per la risoluzione di un problema spinoso come quello palestinese ma acquisirebbe anche una forte leadership nel mondo islamico di parte sunnita, ruolo che già l’Arabia Saudita aveva tentato senza successo di conquistare.

Dopo anni di guerriglia interna la Palestina può finalmente scorgere di nuovo barlumi di speranza per una coesione interna, situazione necessaria e certo più favorevole alla costruzione di uno stato nazionale unitario. Speranza che lo stesso Suleiman contribuisce ad alimentare con le sue parole, affermando che non sarà lasciata aperta la possibilità di un fallimento.

(20maggio 2009) Natalizio Melissa

Accusata di spionaggio: giornalista condanna in Iran ad 8 anni di carcere Ahamadinejad: “In Iran la magistratura è indipendente”

Saberi

Si chiama Roxana Saberi la giornalista-scrittrice arrestata il 31 gennaio 2009 a Teheran e tutt’ora detenuta nel carcere di Evin; la donna è accusata dalla Magistratura iraniana di spionaggio a favore degli Stati Uniti, accusa che secondo il padre, Reza Saberi, sarebbe del tutto infondata: lo stesso denuncia infatti che il processo sia avvenuto interamente a porte chiuse e che le prove contro di lei non siano state rese note. L’uomo afferma che la confessione della Saberi sarebbe stata estorta dalle autorità di polizia con la promessa di una rapida liberazione; invece la donna si trova ancora in carcere ed il 18 aprile 2009 è stata ufficialmente condannata ad 8 anni di reclusione per l’accusa di spionaggio: l’avvocato difensore della donna, Absolsamad Khorramshahi, ha formalizzato ufficialmente il ricorso in appello ed ora attendono la data della prossima udienza.

Il presidente americano Barak Obama e la Clinton premono affinché la donna sia liberata senza condizioni; anche se le loro parole sembrano inascoltate, la concessione della revisione del processo sembra essere un primo positivo passo contro un processo definito “iniquo”. Il presidente Ahmadinejad ha chiesto formalmente al capo della Magistratura, l’ayatollah Ministro della Giustizia Sharoudi, che alla Saperi vengano garantiti tutti i diritti di difesa e quest’ultimo ha garantito un processo “rapido ed equo”.

La donna, di origini iraniano-statunitense, è una giornalista free–lance che in passato ha lavorato per la BBC, la NPR (Associazione Nazionale Stampa fotografi) e la Fox News; il motivo ufficiale dell’arresto era stato infatti il mancato rinnovo del tesserino giornalistico -  il documento era stato revocato nel 2006, e le autorità affermano che il suo lavoro sia avvenuto illegalmente – ma la condanna ad per spionaggio sembra dimostrare che ci sono ben altri motivi per trattenere la donna: la vicepresidente di Amnesty Asia, Hassiba Hadj Sahroui, afferma infatti che la Saberi sarebbe “solo una pedina degli sviluppi politici in corso fra Iran ed Usa”, “un ostaggio della tensione nei rapporti fra Usa ed Ahmadinejad” e che le autorità stiano cercando motivazioni sempre diverse per trattenerla in medio oriente – l’accusa iniziale era quella di non essere più in possesso del tesserino giornalistici, poi mutata in spionaggio.

L’avvocato della Saberi sarà probabilmente affiancato nella difesa della giovane da Shirin Ebadi, ex magistrato costretto dalle autorità a rinunciare al suo lavoro poichè in quanto donna non era ritenuto legittimo che giudicasse altri uomini. la Ebadi ha ricevuto nel 2003 il Premio Nobel per la Pace per “il suo impegno nei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini” ed ora combatte in prima linea con la sua associazione per i diritti umani in Iran.

7 maggio ‘09. Natalizio Melissa

Processi del Presidente del Consiglio Berlusconi

Purtroppo l’Italia continua dimostrarsi consapevolmente al di fuori dell’etica politica e dei valori istituzionali e costituzionali che ne reggono la legittimità: non solo il nostro Parlamento accoglie senza alcuno scandalo condannati ed indagati per i più svariati e variegati crimini ma lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oltre ai ben noti conflitti di interesse con la carica che detiene, è stato protagonista di numerosi processi di natura molto grave;  è stato infatti dichiarato più volte colpevole delle sue numerose imputazioni  ma a causa della prescrizione,  della concessione di amnistie e soprattutto grazie alle leggi ad personam create da lui stesso al momento giusto, la certezza della pena nei suoi confronti non è mai stata assolutamente eseguita. Poiché riguardo ai fatti concreti si è creata molta confusione fra chi lo dichiara mai condannato e chi invece lo definisce colpevole, riportiamo qui una lista delle accuse e dei processi a cui Silvio Berlusconi ha preso parte come imputato e l’esito motivato delle sentenze.

Riteniamo infatti che sia doveroso informare realmente e correttamente chi lo desidera poiché la consapevolezza è la condizione necessaria non solo per una civiltà democratica  ma anche per una libera ed incondizionata valutazione obiettiva della situazione politica in cui il nostro Stato si trova attualmente. Chi governa ha un obbligo morale che deriva da un giuramento allo Stato e chi si è macchiato per primo di atteggiamenti illegali e proibiti dalla legge non ha il diritto di decidere della vita di un popolo: egli stesso porta infatti su di se un negativo esempio di comportamento ed uno Stato democratico non può essere rappresentato da un delinquente.

Traffico di droga

Nel 1983 la Guardia di finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo...». L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.

Falsa testimonianza sulla P2

La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale arriva nel 1990: la Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel settembre 1988, infatti, in un processo per diffamazione da lui intentato contro alcuni giornalisti, Berlusconi aveva dichiarato al giudice:”Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco anteriore allo scandalo”. Per questa dichiarazione Berlusconi viene processato per falsa testimonianza. Il dibattimento si conclude nel 1990: Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il reato è estinto per l’intervenuta amnistia del 1989.

Tangenti alla Guardia di finanza

Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù). In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l’assoluzione è concessa con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). La Cassazione, nell’ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone (dunque le tangenti sono state pagate), ma assolve Berlusconi per non aver commesso il fatto, seppur richiamando l’insufficienza di prove.

Tangenti a Craxi (All Iberian 1)

Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi (Ë la più grande tangente mai pagata a un singolo uomo politico in Italia), passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la prescrizione del reato. La Cassazione conferma.

Falso in bilancio (All Iberian 2)

Berlusconi è stato indagato (anche sulla base di una voluminosa consulenza fornita dalla Kpmg) per la rete di 64 società e conti off shore del gruppo Fininvest (Fininvest Group B) che, secondo l’accusa, ha finanziato operazioni “riservate” (ha scalato societý quotate in Borsa, come Standa e Rinascente, senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici, come la stecca record di 21 miliardi di lire data a Craxi attraverso la societý All Iberian). La rete occulta della Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire.

Per questo Berlusconi è stato chiamato a rispondere di falso in bilancio. Ma nel 2002 ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato (erano 7 anni, aumentabili fino a 15; sono diventati 4). CosÏ il giudice per le indagini preliminari nel febbraio 2003 ha chiuso l’inchiesta: negando l’assoluzione, poichè Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri) non possono dirsi innocenti; ma decidendo di prosciogliere tutti i 25 imputati, poichè il tempo per il processo, secondo la nuova legge, è scaduto. La procura ricorre in Cassazione, che all’inizio di luglio 2003 applica per la prima volta il “lodo Maccanico”, decidendo la sospensione del processo per Berlusconi.

Caso Lentini

Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento di primo grado si è concluso con la dichiarazione che il reato è prescritto, grazie alla nuova legge di Berlusconi sul falso in bilancio.

Medusa cinematografica

Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.

Terreni di Macherio

Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l’assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l’amnistia.

Lodo Mondadori

Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il giudice dell’udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l‘archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; concesse le attenuanti generiche, il reato dunque è prescritto, poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 5 anni. Il giudice ha disposto che restino sotto processo i suoi coimputati Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e Vittorio Metta.

Toghe sporche-Sme

Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso (con condanne per Previti e Squillante) a Milano, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell’ottobre 2002.

Un’altra legge, il “lodo Maccanico”, votata con urgenza nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante e assolto per il resto, ma con il richiamo all’insufficienza di prove.

Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest

Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.

Tangenti fiscali sulle pay-tv

Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.

Stragi del 1992-1993

Le procure di Caltanissetta e Firenze, indagano da molti anni sui «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull’eventuale ruolo che Berlusconi e Marcello Dell’Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni nel 1998 (Firenze) e nel 2002 (Caltanissetta). Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti e i decreti d’archiviazione hanno parole pesanti nei confronti degli ambienti Fininvest.

Mafia

La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi per mafia: concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 l’indagine è stata archiviata per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. Indizi sui rapporti di Berlusconi e Dell’Utri con uomini di Cosa nostra continuano a essere segnalati in molte sentenze. Dell’Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e questo getta ombre pesantissime su Berlusconi, che sarebbe stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.

Telecinco in Spagna

Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell’emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle leggi antimonopolio. Sono ora in attesa di giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Il giudice Garzon ha chiesto di processare Berlusconi in Italia o di poterlo processare in Spagna. Di fatto, il processo è sospeso.

N.M.

Incostituzionalità

Tabucchi in collegamento con “Annozero” 05/02/2009

http://www.youtube.com/watch?v=EgkpX4mZi6s

“La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunismo chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto”

M.L.King

Ma qualcosa è cambiato?

Ovviamente no: 22 giorni di combattimenti e distruzione, almeno 1330 morti in più: ecco cosa è cambiato. Eppure tutto ciò si poteva evitare in nome non solo di una morale di rifiuto per la violenza, ma soprattutto di quella parolina che usiamo tanto spesso oggi e che accostiamo così volentieri a noi: la civiltà moderna.  Appare infatti assurdo, o almeno dovrebbe ad ogni individuo dotato di buon senso, che nel 2009, in un contesto sociale avanzato e diplomatico, si ricorra alla guerra per affrontare le questioni statali. La pace non è ideale ma buon senso pratico: confondere questi due termini vuol dire essere consapevoli di avere torto o cercare una giustificazione alle proprie azioni.

Questa conflitto sproporzionato porterà conseguenze concrete molto gravi; un enorme numero di civili palestinesi e morto sotto le bombe di un paese culturalmente occidentale: il mondo fondamentalista, islamico e non solo, verrà caricato solo di desiderio di vendetta ed odio in potenza, con gli effetti che possiamo immaginare. È una guerra, o meglio un massacro, molto più grave di ciò che può apparire perché creerà molta tensione senza risolvere la situazione: pura violenza che ne porterà altra.

Lo sbaglio è nell’atteggiamento che viene  utilizzando a livello mediatico e comunicativo: la televisione è principalmente incentrata su pareri filo-israeliani senza far parlare i palestinesi. Purtroppo il controllo statale dei canali di informazione tende a diffondere notizie imparziali ed incomplete, se non addirittura appositamente distorte, col fine di trovare appoggio del popolo verso le proprie azioni: l’Italia è un esempio palese di disinformazione e l’eccessiva aggressione verso la trasmissione di Michele Santoro ne è un esempio; la sua sola colpa è stata unicamente quella di non considerare terroristi tutti i palestinesi e di dar voce a quelli di loro che sostengono la pace, in nome dell’informazione bipartisan ed in un contesto in cui quelli che muoiono non trovano modo di esprimersi. Tutta la politica, e di conseguenza il giornalismo perbenista, di fronte a questo equo atteggiamento di coerenza giornalistica, ha gridato allo scandalo e alla vergogna. Ma in questo strano paese la parola “scandalo” è usata in modo alquanto originale.  La politica rischia di porre l’attenzione sui dati anziché sulle vite umane distrutte: eppure come si può distinguere o dar ragione all’uno o all’altro se il risultato di ciò che viene fatto è identico? L’uno porta morte, l’altro porta morte. Non si può dire che Israele sostiene la pace poiché in quattro settimane ha ucciso con una violenza sproporzionata più di mille persone; in questo modo si sostiene questa violenza e la si giustifica, si giustifica la morte dell’uno piuttosto che quella dell’altro con scuse politiche. Lo sbaglio è di entrambi: punto. Ed il compito di ogni uomo nei confronti della propria intelligenza è quello di sostenere la pace, senza bandiere.

Natalizio Melissa

questo è sangue palestinese o israeliano?

Gaza:qualcuno vuole davvero la pace?

La situazione in medioriente è sempre più critica ed in pochi giorni lo scontro fra Israele e Hamas ha portato alla morte di oltre 300 persone, la maggior parte dei quali civili: i soldati morti sono infatti solo una parte; come sempre chi paga le conseguenze peggiori è chi probabilmente auspica la pace e non ha cibo né i mezzi per sopravvivere. Le bombe piovono su Gaza senza interruzioni e addirittura Israele annuncia, mentre l’operazione di terra è già iniziata, che questo è solo l’inizio di un’operazione che andrà fino in fondo; intanto i palestinesi continuano a lanciare razzi sul territorio “nemico”. In questa guerra però non ci sono buoni né cattivi, non c’è una parte che ha ragione ed una che ha torto: la guerra non ha mai ragione e dimostra solo ignoranza e questioni di principio. Purtroppo la cosiddetta “burocrazia” non sembra aver troppo interesse affinché questa sanguinosa lotta abbia termine; i vari stati infatti , invece di unirsi in una collaborazione forte, fanno di tutto proprio per dividersi e separare bene le parti fra chi è alleato di uno e chi lo è dell’altro: un clima che contribuisce solo ad allontanare la possibilità di un’intesa forte contro questo conflitto.
Forse invece delle parole occorrono più fatti, invece delle chiacchiere occorre più azione effettiva. Coloro che ci rappresentano (chi più chi meno) non fanno abbastanza e questo è sotto gli occhi di tutti: occorre semplicemente dire di no alla guerra ed al sangue.
Natalizio Melissa

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