15 maggio 1921

15 maggio 1921 Elezioni politiche italiane:

il fallimento liberale-socialista e la strada aperta a Mussolini

La fine della Grande Guerra aprì un periodo di grande svolta: la politica giolittiana era stata efficace fino alla crisi bellica ma la nuova situazione dell’Italia, dissanguata economicamente e stravolta culturalmente e politicamente, richiedeva un cambiamento che il partito liberale non era più capace di dare.

La nuova strategia del presidente del consiglio Giolitti fu quella di accettare le proteste operaie senza la repressione, consapevole di dover dar voce anche a quella parte così importante di popolazione; metodo che si rivelò fallimentare poiché fu percepito come debolezza di fronte agli eventi e alle rivolte: gli operai sopravvissuti alla guerra non avevano intenzione di tornare alla situazione precaria e degradante dell’anteguerra. Gli scioperi e le proteste dilagarono.

Neppure Bonomi riuscì ad istaurare una solida tattica; di fronte a questa debolezza politica furono proprio i rappresentanti del fascismo che ne approfittarono per istituzionalizzarsi, prendendo le distanze dagli squadristi ed ufficializzandosi nel Partito Nazionale Fascista: il suo successo fu perciò la diretta conseguenza di un indebolimento degli avversari, dovuto a cambiamenti storico-sociali. Di fronte a tali cambiamenti i liberali si trovarono privi di contenuti coerenti e innovativi. Contenuti che si rinnoveranno proprio dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, e che confluiranno nella Costituzione Italiana.

Il governo socialista, nonostante la vittoria delle elezioni si rivelò successivamente ancora più debole e inerme: gli smembramenti e le scissioni al suo interno lo dimostrarono.

La politica che fino ad allora aveva avuto successo e buoni risultati svanì di efficacia di fronte ad uno stato ormai “di partiti”, in cui la coerenza interna dei socialisti veniva meno.

L’ascesa di Mussolini era inevitabile proprio per la forza delle sue idee e delle sue solide affermazioni; di fronte a tanta debolezza istituzionale una leadership tanto ferma ricevette necessariamente un certo consenso: ottenne, primo fra tutti, proprio quello di Vittorio Emanuele III. Colpito probabilmente da questo atteggiamento vigoroso non vedeva un altro personaggio capace di risolvere la critica situazione. Bisogna infatti precisare che fu fondamentale, per gli eventi che seguirono, la scelta del sovrano di cedere il governo al leader fascista: nelle votazioni del 15 maggio del ’21 il Partito Fascista aveva ottenuto solo lo 0,5% dei voti.

Lo studio della storia, specialmente quella recente, ci dovrebbe fornire un insegnamento per comprendere i suoi meccanismi e per capire meglio il presente e le nostre azioni:

purtroppo questa bella frase viene spesso citata ma ben poche volte assimilata.

La consapevolezza delle proprie azioni è la chiave più efficace data all’uomo dalla Natura.

“A buon intenditor…”

Melissa Natalizio

primo sciopero italiano

Primo sciopero italiano 1904

<!–[if !supportEmptyParas]–> <!–[endif]–>

<!–[if !supportEmptyParas]–> <!–[endif]–>

Pubblica un Commento