Non fu semplicemente un voto ma un grande risultato nella vita di ogni donna e della società italiana; non si trattava solo di scegliere se l’aborto fosse legale o meno: il vero quesito era se fosse la donna a dover scegliere per sé stessa o se dovesse essere lo stato a farlo per lei. E la donna, con la sua intima forza, ha vinto questa battaglia: una battaglia in cui volevano entrare troppe persone, troppe istituzioni, dimenticando la segreta e infelice natura di questo evento e trasformando quel singolo dolore in un fatto qualunquistico e generico. Ma l’aborto non è semplicemente una questione di principio fra Stato e Chiesa, fra laici e Cattolici: era questo il senso di tale legge.
Purtroppo ancora oggi molti non comprendono la forza psicologica e civilizzatrice della legge 194 e di quanti progressi abbia dato alla nostra società, che ha visto una drastica diminuzione del numero di aborti nel corso degli ultimi decenni. Grazie a quel 88,4% di italiani che votarono contro la sua abrogazione nel maggio ‘81.
Procediamo per assurdo: senza questa legge forse la Chiesa Cattolica sarebbe stata entusiasta del risultato ottenuto, di aver finalmente mutato in legge un dogma religioso (atteggiamento ormai noto chiamato fondamentalismo ). Ma quante donne avrebbero continuato a morire per aborti clandestini e dolorosi, fra le sofferenze più atroci e un grande segreto dolore; il solitario dolore in cui tante donne sono state lasciate in passato sembra non fa pietà.
Ne sarebbe valsa la pena?
Viene inoltre da domandarsi in quale anomala maniera venga percepito l’aborto dagli uomini di chiesa: uomini (e sottolineo “uomini”) presumibilmente atti alla castità, senza figli e senza una propria famiglia. Come può parlare di aborto chi non potrà mai capire i sentimenti che suscita un tale momento? Come può parlare di aborto chi non ha problemi di stipendio e avrà sempre un tetto sotto cui ripararsi e pane per sfamarsi? Come può parlarne chi non sa cosa voglia dire “precarietà” in ogni senso della vita?
Mi chiedo spesso se non sarebbe più dignitoso e giusto insegnare la prevenzione e l’uso di anticoncezionali piuttosto che voler propinare al prossimo un’improbabile castità.
Del resto non dovremmo aspettarci troppo appoggio, noi donne: il cattolicesimo fondò secoli fa il termine “femmina” per sottolinearne l’inferiorità rispetto al maschio: “fe”e “minus”, “cioè meno capace di comprendere e praticare la fede”.
Noi donne, così corruttibili, dovremmo dedicarci interamente alla casa, ai figli, a tutte le gravidanze nate da “atti puri”, con l’unico fine di procreare.
Per fortuna qualche volta la ragionevolezza umana si manifesta inaspettatamente indipendente dal pensiero spirituale.