18 maggio 1969 Lancio dell’Apollo 10 : in corsa verso la luna

Fu la prima missione della NASA con l’obiettivo di un atterraggio direttamente sulla superficie della luna, risultato che verrà raggiunto con l’Apollo 11.

Gli uomini dell’equipaggio, formato da Cernan, Stafford e Young, avevano partecipato ad altre missioni precedenti (la missione Gelmini e la missione Mercuri) e avevano il compito di sperimentare l’atterraggio di un modulo lunare previsto per il successivo lancio: il modulo lunare, chiamato Snoopy dai piloti stessi, arrivò all’altezza di 15 km dalla superficie lunare.

Le immagini raccolte dal modulo furono le prime a colori della Luna.

Bisogna riconoscere in quell’evento uno dei grandi successi degli Stati Uniti: fu posto un obiettivo, fu studiato e programmato, fu ottenuto. Come un moderno Cesare .

Ma la causa prima di tanto entusiasmo fu decisamente più umana e meno idilliaca della semplice attuazione di un sogno: una bella rivincita sui russi.

Veni, vidi, vici. Si, ma non senza un motivo abbastanza consistente, urgente. L’urgenza di quegli anni era semplicemente l’esigenza di rivalsa sull’altro: e se i russi sperimentavano i primi lanci nello spazio, gli Stati Uniti dovevano essere i primi a raggiungere la Luna: Kennedy investì in quell’impresa una cifra enorme per l’epoca, circa 25,4 miliardi di dollari del 1969 per il programma e 28 miliardi di dollari del ’94 per le navicelle della missione Apollo.

La vittoriosa riuscita dell’allunaggio fu la vera dimostrazione che gli americani volevano dare ai loro avversari. Se vogliamo, possiamo tutto, anche passeggiare sulla luna. Era questo il messaggio. Era questa la Guerra Fredda, fatta di sfide a distanza, di botta e risposta politici ed economici.

Lo dimostra il fatto che lo straordinario investimento per le missioni spaziali fu tagliato e ridimensionato prima di concludere il programma con la missione Apollo 19, 20 e 21.

L’obiettivo ormai è un altro, la Luna è passata, è demodé, è troppo romantica. Adesso la corsa è verso Marte.

Povera Luna, presa, osservata, circondata di uomini e macchine dopo secoli di solitudine, ora abbandonata per nuova mercanzia; ma Marte è più vicino e coerente alla nostra modernità; Marte è il dio della Guerra e della Distruzione (anche di massa?).

A chi non torna in mente la nota immagine di Méliès. Quel volto lunare trafitto da un missile così simile ad un proiettile?

Melissa Natalizio

Pubblica un Commento