Sicuri di volerla chiamare Riforma?

Arrendevolezza e disinteresse verso le difficoltà scolastiche: è questo il vero problema: una generazione di studenti che perde lo stimolo intellettuale, la voglia di mettere alla prova le proprie capacità personali di fronte alle prove difficili della carriera scolastica. Non è infatti un caso il fatto che assistiamo ad un numero sempre crescente di abbandoni scolastici da parte di ragazzi scoraggiata dalla scuola; un fenomeno, questo, causato anche dalla presenza di insegnanti incapaci di trasmettere loro stimoli di originalità, bloccati in metodi di insegnamento poco stimolanti e in sistemi educativi che mirano ad un’assimilazione puramente gratuita e fine a se stessa delle informazioni. Gli stessi docenti che guardano alla tecnologia ed ai multimedia come meri nemici anziché come possibili e validi collaboratori.

In questo clima culturale ,già di per se in discesa (e non paragonabile a molti paesi dell’UE ), è davvero opportuno fare un passo indietro e riproporre la voce monodica di un solo insegnante all’alunno ancora in erba delle scuole elementari? Sappiamo bene come un docente non capace o poco comprensivo possa compromettere l’approccio al sapere e alla studio, e ancor più se questo si trova all’inizio del suo percorso educativo. Riproporre l’insegnante “unico” significa negare sin dall’inizio la poliedricità di interlocutori del bambino, restringere le sue prospettive e la sua apertura culturale e mentale verso la modernità.

E allora non sarebbe più idoneo apportare dei cambiamenti veramente qualitativi? La parola “riforma” implica in se un rivoluzionario cambiamento in avanti: non possiamo tornare alle regole di trenta anni fa e marchiarle come riforme. Ci vuole qualcosa di diverso, poiché rischiamo di voler risparmiare proprio sul futuro dei nostri giovani, già demograficamente scarsi e decimati dalle fughe all’estero. Non possiamo risparmiare sul bilancio (7% circa) proprio su quello che dovrebbe essere un investimento.

Si è inoltre parlato di 87.000 posti di lavoro in meno, dimostrando che, ancora una volta, sono proprio i lavoratori dipendenti a dover pagare le inevitabili ed indiscutibili decisioni del Consiglio per “risollevare il paese” – o almeno una parte. Ma è vero che qualcuno si deve sacrificare, anche se rimane difficile comprendere come si possa migliorare la scuola togliendole finanziamenti e docenti.

La strada da seguire dovrebbe essere probabilmente diversa, un percorso in salita davvero costruttivo: ad esempio incentivare una formazione pedagogica maggiormente aperta verso il “nuovo” da parte dei docenti, per amplificare gli stimoli verso i recenti e multiformi linguaggi di oggi; ma anche elaborare metodi selettivi più esigenti e rigorosi per i futuri insegnanti, in modo tale che si rivelino non solo coercizioni ma stimoli al miglioramento e alla modernizzazione magistrale. Esattamente la strada inversa avviata del Governo. Una controriforma, viene da dire a questo punto.

M.N.

1 Commento

  1. marco ha detto,

    Ottobre 3, 2008 a 5:54 am

    sui blog de la 7 difendono questa riforma! e’ incredibile .


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