Quello che tutti vedono sono le toccanti e commoventi campagne pubblicitarie in cui padri abbracciano bimbi dello Zimbaowe e raccolgono poveri per le strade tenendoli amorevolmente per la mano: fin qui, niente di male, anzi, sono una conferma che la Chiesa ha ancora qualcosa di originario ed altruista al di là della burocrazia religiosa.
Il problema, quello che “non si vede”, è che nelle famose pubblicità, puntualmente inviate in tutte le emittenti allo scoccare della dichiarazione dei redditi, non c’è tutta la verità ma una realtà parziale ed univoca che nessuno, Istituzioni o ecclesiastici, si sente evidentemente in dovere di specificare e completare.
La parte di denaro detratto dall’”8Xmille” che va effettivamente a destinazione di opere di carità ed umanitarie conta infatti solo il 20% dell’intera somma devoluta ogni anno alla Chiesa Cattolica, mentre la restante percentuale (l’80%) e devoluta rispettivamente per il 34% al “sostentamento del clero” e per il 46% ad “esigenze di culto”.
Gli ultimi dati ufficiali mostrano che l’ammontare della cifra devoluta alla Chiesa Cattolica dai contribuenti è di circa 1 miliardo di euro.
Non tutti conoscono il metodo di distribuzione dei fondi di chi non esprime una preferenza sulla destinazione dell’8%o del suo reddito, che vengono divisi in modo proporzionale fra Stato, Chiesa ed altri enti religiosi secondo l’esito percentuale di quanti hanno invece espresso una preferenza: se chi ha donato la sua parte alla Chiesa ammonta all’80% del totale, allora l’80% del totale di chi non si è espresso va alla Chiesa. Esattamente ciò che è avvenuto. Il metodo, di per sé democratico, non lo è più se si considera che molti non lo conoscono e che pensano che il loro donativo non espresso finisca genericamente allo Stato: questi dati sono pubblici ma evidentemente le pubblicità televisive appaiono tanto convincenti da togliere ogni dubbio e da non esiger chiarimenti. Tutti zitti.
Ma ciò che scandalizza (chi, ovviamente, ne è informato,) è l’ammontare complessivo di finanziamenti statali alla Chiesa che si aggiungono al suddetto milione di euro, e che vengono (anch’essi) dalle nostre tasche:
(2004)
478 milioni di euro per stipendi insegnanti di religione
258 milioni per finanziamenti delle scuole cattoliche
44 milioni per le 5 università cattoliche
25 milioni servizi idrici Città del Vaticano
20 milioni per Campus universitario dell’Opus Dei
19 milioni per l’assunzione in ruolo insegnanti religione
18 per buoni scuola studenti scuole cattoliche
9 per fondo sociale dei dipendenti del Vaticano e dei loro familiari
9 per ristrutturazione edifici religiosi
8 per stipendi dei cappellani militari
7 per fondo di previdenza del clero
5 per Ospedale di Padre Pio a San G.Rotondo
2,5 milioni per finanziamento degli oratori
2 per costruzione edifici di culto etc…..
Una cifra che fa impennare le entrate fiscali del Vaticano a circa 3 miliardi di euro annui. Ma non è ancora finita, perché bisogna aggiungere che la Chiesa gode di un’ esenzione fiscale calcolata in circa 6 miliardi di euro (59.000 enti ecclesiastici), oltre a possedere circa 90.000 immobili del valore di 30 miliardi esenti da imposte (sui fabbricati, su reddito persone giuridiche, su compravendita e sull’IVA). Il totale di denaro ricevuto è in totale di circa 9 miliardi di euro.
P. Odifreddi, con il suo libro “Perché non possiamo essere cristiani?”, che si appoggi o meno la sua teoria, mostra questi dati finanziari sconcertanti ma reali, che tutti dovrebbero conoscere consapevolmente prima di fare la loro scelta. La conclusione infatti è scandalosa: ben il 45% della Finanziaria 2006 (20 miliardi in totale) è finita nelle casse vaticane, col risultato che mentre la Chiesa riceve soldi e privilegi i cittadini vedono raddoppiare le tasse a loro carico.
Melissa n.