Ma qualcosa è cambiato?

Ovviamente no: 22 giorni di combattimenti e distruzione, almeno 1330 morti in più: ecco cosa è cambiato. Eppure tutto ciò si poteva evitare in nome non solo di una morale di rifiuto per la violenza, ma soprattutto di quella parolina che usiamo tanto spesso oggi e che accostiamo così volentieri a noi: la civiltà moderna.  Appare infatti assurdo, o almeno dovrebbe ad ogni individuo dotato di buon senso, che nel 2009, in un contesto sociale avanzato e diplomatico, si ricorra alla guerra per affrontare le questioni statali. La pace non è ideale ma buon senso pratico: confondere questi due termini vuol dire essere consapevoli di avere torto o cercare una giustificazione alle proprie azioni.

Questa conflitto sproporzionato porterà conseguenze concrete molto gravi; un enorme numero di civili palestinesi e morto sotto le bombe di un paese culturalmente occidentale: il mondo fondamentalista, islamico e non solo, verrà caricato solo di desiderio di vendetta ed odio in potenza, con gli effetti che possiamo immaginare. È una guerra, o meglio un massacro, molto più grave di ciò che può apparire perché creerà molta tensione senza risolvere la situazione: pura violenza che ne porterà altra.

Lo sbaglio è nell’atteggiamento che viene  utilizzando a livello mediatico e comunicativo: la televisione è principalmente incentrata su pareri filo-israeliani senza far parlare i palestinesi. Purtroppo il controllo statale dei canali di informazione tende a diffondere notizie imparziali ed incomplete, se non addirittura appositamente distorte, col fine di trovare appoggio del popolo verso le proprie azioni: l’Italia è un esempio palese di disinformazione e l’eccessiva aggressione verso la trasmissione di Michele Santoro ne è un esempio; la sua sola colpa è stata unicamente quella di non considerare terroristi tutti i palestinesi e di dar voce a quelli di loro che sostengono la pace, in nome dell’informazione bipartisan ed in un contesto in cui quelli che muoiono non trovano modo di esprimersi. Tutta la politica, e di conseguenza il giornalismo perbenista, di fronte a questo equo atteggiamento di coerenza giornalistica, ha gridato allo scandalo e alla vergogna. Ma in questo strano paese la parola “scandalo” è usata in modo alquanto originale.  La politica rischia di porre l’attenzione sui dati anziché sulle vite umane distrutte: eppure come si può distinguere o dar ragione all’uno o all’altro se il risultato di ciò che viene fatto è identico? L’uno porta morte, l’altro porta morte. Non si può dire che Israele sostiene la pace poiché in quattro settimane ha ucciso con una violenza sproporzionata più di mille persone; in questo modo si sostiene questa violenza e la si giustifica, si giustifica la morte dell’uno piuttosto che quella dell’altro con scuse politiche. Lo sbaglio è di entrambi: punto. Ed il compito di ogni uomo nei confronti della propria intelligenza è quello di sostenere la pace, senza bandiere.

Natalizio Melissa

questo è sangue palestinese o israeliano?

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