
Si chiama Roxana Saberi la giornalista-scrittrice arrestata il 31 gennaio 2009 a Teheran e tutt’ora detenuta nel carcere di Evin; la donna è accusata dalla Magistratura iraniana di spionaggio a favore degli Stati Uniti, accusa che secondo il padre, Reza Saberi, sarebbe del tutto infondata: lo stesso denuncia infatti che il processo sia avvenuto interamente a porte chiuse e che le prove contro di lei non siano state rese note. L’uomo afferma che la confessione della Saberi sarebbe stata estorta dalle autorità di polizia con la promessa di una rapida liberazione; invece la donna si trova ancora in carcere ed il 18 aprile 2009 è stata ufficialmente condannata ad 8 anni di reclusione per l’accusa di spionaggio: l’avvocato difensore della donna, Absolsamad Khorramshahi, ha formalizzato ufficialmente il ricorso in appello ed ora attendono la data della prossima udienza.
Il presidente americano Barak Obama e la Clinton premono affinché la donna sia liberata senza condizioni; anche se le loro parole sembrano inascoltate, la concessione della revisione del processo sembra essere un primo positivo passo contro un processo definito “iniquo”. Il presidente Ahmadinejad ha chiesto formalmente al capo della Magistratura, l’ayatollah Ministro della Giustizia Sharoudi, che alla Saperi vengano garantiti tutti i diritti di difesa e quest’ultimo ha garantito un processo “rapido ed equo”.
La donna, di origini iraniano-statunitense, è una giornalista free–lance che in passato ha lavorato per la BBC, la NPR (Associazione Nazionale Stampa fotografi) e la Fox News; il motivo ufficiale dell’arresto era stato infatti il mancato rinnovo del tesserino giornalistico - il documento era stato revocato nel 2006, e le autorità affermano che il suo lavoro sia avvenuto illegalmente – ma la condanna ad per spionaggio sembra dimostrare che ci sono ben altri motivi per trattenere la donna: la vicepresidente di Amnesty Asia, Hassiba Hadj Sahroui, afferma infatti che la Saberi sarebbe “solo una pedina degli sviluppi politici in corso fra Iran ed Usa”, “un ostaggio della tensione nei rapporti fra Usa ed Ahmadinejad” e che le autorità stiano cercando motivazioni sempre diverse per trattenerla in medio oriente – l’accusa iniziale era quella di non essere più in possesso del tesserino giornalistici, poi mutata in spionaggio.
L’avvocato della Saberi sarà probabilmente affiancato nella difesa della giovane da Shirin Ebadi, ex magistrato costretto dalle autorità a rinunciare al suo lavoro poichè in quanto donna non era ritenuto legittimo che giudicasse altri uomini. la Ebadi ha ricevuto nel 2003 il Premio Nobel per la Pace per “il suo impegno nei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini” ed ora combatte in prima linea con la sua associazione per i diritti umani in Iran.
7 maggio ‘09. Natalizio Melissa