
“Che importa se abbiamo molti corpi? L’anima è una sola. La rifrazione moltiplica i raggi del sole, ma la sorgente è la stessa” (Gandhi)
Agosto 24, 2009 a 4:50 pm (Uncategorized)
Tags: pace Dio unico amore
Il cammino per la pace inizia dai più puri: non sporchiamoli
Agosto 24, 2009 a 4:43 pm (Uncategorized)
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Nuova strage di civili in Afghanistan E Obama cambia strategia: “La sconfitta di Al-Quaeda è un obiettivo comune” Il presidente USA supera i dubbi sulla dirigenza afghana per rinforzare la guerra al terrorismo
Agosto 8, 2009 a 12:08 pm (Uncategorized)
Tags: karzai Afghanistan obama pakistan elezioni 2009
Aerei statunitensi bombardano le abitazioni. La notizia è giunta il 6 maggio scorso, mentre il presidente afghano Karzai e quello pakistano si trovavano a Washington per un vertice con il presidente americano Barak Obama per discutere della tesa situazione di conflitto in cui versano i due stati medio orientali.
Alcune zone abitate della provincia di Fatah, nell’ovest dell’Afghanistan, erano state prese di mira dagli aerei militari USA perché ritenuti luoghi di rifugio delle milizie combattenti – come sostiene il governatore Rohul Amin; al momento dell’attacco però i miliziani avevano già abbandonato le abitazioni e vi si erano rifugiati i civili. “Stavano cercando riparo nelle case quando sono stati colpiti”, afferma Jessica Barry, portavoce della croce rossa.
Strage di civili. “Nel villaggio di Gerani ci risultano 92 morti, 55 in quello di Ganjabad. La maggior parte delle donne, quasi tutte donne e bambini, sono state sepolte in fosse comuni ed i due villaggi sono quasi completamente rasi al suolo. “Ho consegnato la lista con i 147 nomi agli investigatori giunti da Kabul” afferma Abdoul Khowa, membro del consiglio provinciale di Farah, messo a capo della squadra investigativa governativa.
Elisabeth Mathias, portavoce delle forze USA in Afghanistan sostiene che a loro “risulta che le cifre circondate nelle ultime ore sono estremamente esagerate” mentre Gregh Jiulian, colonnello e responsabile dell’ufficio stampa dell’esercito USA sostiene che “non si può ancora dire se le vittime siano state uccise dal bombardamento aereo o dai talebani”.
Le stragi di civili in Afghanistan, dunque, continuano sia da parte dei soldati americani che delle milizie armate. Un massacro senza fine che fa aumentare di giorno in giorno la lunga lista delle vittime di guerra.
“Nuova” strategia. Proprio a causa di questa situazione, nel maggio scorso, il presidente americano ha annunciato l’inizio di una nuova strategia in Afghanistan atta a riportare l’ordine civile nelle province afghane e impostata similmente a quella attuata in Iraq: le truppe, circa 4.000, dovrebbero giungere nel giugno prossimo nel paese ed unirsi all’esercito del governo per collaborare in modo più efficace contro le milizie armate talebane: l’azione dei due eserciti prevede l’individuazione delle zone sotto il controllo diretto di Al-Quaeda ed il loro attacco diretto e circoscritto.
Un improvviso cambio di rotta, dal momento che la presidenza americana aveva precedentemente fatto comprendere l’auspicio ad un cambio di classe dirigente in Afghanistan, confidando nella collaborazione da sempre forte con Karzai; il presidente afghano in effetti detiene il potere quasi esclusivamente nella provincia di Kabul mentre il Parlamento, come spesso denunciato da altri deputati democratici, è composto quasi interamente dai signori della guerra e dai capi dei trafficanti di oppio che finanziano le milizie talebane. Lo stesso fratello del presidente Karzai è accusato di essere uno dei più importanti narcotrafficanti del paese.
Ma la nuova preoccupante ondata di tensione interna e violenta ha mutato l’atteggiamento statunitense, che ha deciso di sormontare le esigenze di pulizia delle istituzioni per dare nuova stabilità al paese del medio oriente.
Obama sosterrà infatti Karzai – e Kardari per il Pakistan – nelle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 20 agosto prossimo, chiedendo in cambio un forte e concreto impulso politico contro la corruzione dei ceti dirigenti del paese: così Karzai ha presentato nuovamente il suo nome nella lista dei candidati alle elezioni, che conta 44 nomi e che verrà pubblicata ufficialmente il 12 giugno dalla commissione elettorale.
Il presidente afghano ha, fra i suoi appoggi elettorali, il nome di Fhaim, ex signore della guerra, e quelli di altri note personalità appartenenti alle stesse fazioni e denunciati dalla debole fazione democratica del parlamento del paese.
(15 maggio 2009) Melissa Natalizio

Obama-Netanyhau: rimane aperta la questione dei Territori
Agosto 8, 2009 a 11:56 am (Uncategorized)
Niente di fatto ma si prosegue per un accordo
Intanto si intravede un possibile accordo fra Fatah e Hamas per un governo unitario
Da una parte l’Occidente, dall’altra il Medio Oriente: finalmente l’interesse per la questione palestinese sembra farsi di nuovo vivo dopo anni di trattative in concluse.
USA: due stati per due popoli. Quel che è certo è che l’insediamento di Barak Obama ha riportato la questione araba in primo piano con intenzioni decisamente più concrete, nette ed obiettive ma soprattutto volte alla creazione di una pace duratura che dia stabilità politica anche e soprattutto ai palestinesi dei Territori.
Il presidente USA sostiene infatti che l’unico modo di portare la pace fra palestinesi ed israeliani sia la creazione di “2 stati per 2 popoli”: è ciò che ha ribadito lo stesso durante il vertice del 18 maggio scorso nell’incontro a Washington con il leader israeliano Netanyahu, il quale però si è dimostrato meno propenso verso posizioni così progressiste; quest’ultimo infatti, nonostante abbia ultimamente dichiarato un grosso interesse per la causa palestinese – “è la missione della mia vita”, ha affermato al giornale Maariv – sembra più cauto nella sua apertura: seppure si dichiari favorevole al dialogo per un’intesa di pace, ha dichiarato la sua intenzione di concedere, al massimo, un autogoverno, previa, naturalmente, il riconoscimento di Israele da parte di Hamas.
Obama ha chiesto inoltre che vengano bloccati gli insediamenti dei coloni nei Territori e che siano garantiti gli aiuti umanitari alla popolazione civile palestinese, che versa in condizioni insostenibili e sempre peggiori; nonostante le intenzioni di dialogo infatti Israele continua ad ignorare i richiami dell’ONU sui soprusi verso al popolo di Gaza, primo fra tutti la continua invasione e costruzione di da parte dei coloni, le cui terre andranno automaticamente ad annettersi ad Israele.
Sembra molta anche la preoccupazione sulla questione nucleare iraniana riguardo alla quale, afferma Israele, si devono porre “posizioni chiare”, opinione sostenuta anche da Ross, inviato USA in Iran. Tutto ciò avviene infatti proprio alla vigilia del test del nuovo missile nucleare a media gittata da parte iraniana ed a poche settimane dalle elezioni presidenziali del 12 giugno: per il governo israeliano la questione del nucleare in Iran è infatti fondamentale per gli accordi diplomativi con gli Stati Uniti, hai quali ha ribadito la necessità di un sostegno effettivo.
Oriente. Anche in Egitto intanto si lavora per la pace. E con intenzioni che sembrano più decise già a cominciare dalla data: è infatti fissato per il 7 giugno prossimo l’incontro fra Fatah e Hamas, vertice che potrebbe divenire storico in vista di un accordo che porrebbe fine alla divisione interna del governo palestinese: le due fazioni hanno infatti accolto la proposta di unire le proprie forze in vista di uno stesso obbiettivo comune, a cominciare dalle truppe militari che andranno a formare un’unica milizia fino al 2010, fata entro la quale si svolgeranno le elezioni.
Mediazione egiziana. Il vero protagonista della mediazione è Omar Suleiman, capo dei servizi segreti egiziani divenuto ormai personaggio di spicco in Egitto e che, naturalmente, agisce anche per interesse verso il proprio paese: in caso di successo infatti lo stato egiziano acquisterebbe non solo un posto in prima fila al merito per la risoluzione di un problema spinoso come quello palestinese ma acquisirebbe anche una forte leadership nel mondo islamico di parte sunnita, ruolo che già l’Arabia Saudita aveva tentato senza successo di conquistare.
Dopo anni di guerriglia interna la Palestina può finalmente scorgere di nuovo barlumi di speranza per una coesione interna, situazione necessaria e certo più favorevole alla costruzione di uno stato nazionale unitario. Speranza che lo stesso Suleiman contribuisce ad alimentare con le sue parole, affermando che non sarà lasciata aperta la possibilità di un fallimento.
(20maggio 2009) Natalizio Melissa