Ecco che arriva di nuovo il 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana: un giorno di gloria nazionale e di gioia per i concittadini del nostro Bel Paese, che nel 2-3 giugno del 1946 scelsero la Repubblica come tipo di governo del loro paese: gli abitanti di questa solare penisola avevano deciso che di re, principi e regine non ne volevano più sentir parlare, in barba alla Dittatura volevano essere liberi cittadini in un libero Stato democratico; e così, col primo referendum nazionale a suffragio universale l’Italia fu Repubblica: e ovviamente, per non smentirsi, ci furono già allora grandi accuse di brogli elettorali. Cadevano i Savoia, cadeva lo Statuto Albertino sostituito da una più democratica Costituzione, si avviava la Prima Repubblica. Certamente l’idea della Repubblica fra i nostri connazionali di allora non fu proprio vincente, visto che i suoi sostenitori furono 12.717.923 contro i 10.719.284 favorevoli alla monarchia, ma la Democrazia, in qualche modo, era fatta.
Ed ecco che ad oggi viene un po’ da sorridere (non dico ridere!) pensando al nostro Parlamento, alla par condicio dei candidati, ai simpatici beffeggi ed a maturi comportamenti di questi uomini politi ma anche alla solidarietà dei cittadini, all’unità nazionale di fronte alle difficoltà del popolo italiano:
“l’Italia è una repubblica Democratica fondata sul lavoro” recita la Costituzione, che allude anche ad un presupposto “popolo sovrano” (che ci chiediamo spesso dove sia, forse in ferie).
Ma su ma su, non è colpa nostra: è tutta questione di sventura! Ovidio ci aveva avvertito nei suoi Fasti: il 2 Giugno è un giorno sfavorevole, un dies religiosus già nel calendario romano: una di quelle date che sconsigliava qualsiasi attività sacra o profana in quanto maledette dalla sfortuna! Già il Triste Sacco di Roma del 2 giugno 455 d.C. da parte dei Vandali avrebbe dovuto darci un consiglio su questo giorno fatidico. Ma cosa ne potevano sapere i moderni italiani che la cultura Romana consigliasse di osare troppo in quei giorni? Non è colpa degli Italiani, non è colpa della politica, è colpa del Fato!
(Melissa Natalizio, 30 maggio 2011)
